Conservatorio di Musica G.B. Martini di Bologna

Orazio Vecchi
So ben mi c’ha bon tempo, da Selva di varia ricreatione n. 23
Claudio Monteverdi
Zefiro torna e di soavi accenti, SV 251 dagli Scherzi musicali
John Dowland
Flow My Tears, da The Second Book of Songes
Claudio Monteverdi
Damigella tutta bella, SV 235 dagli Scherzi musicali

Esiste una netta linea di demarcazione tra musica scritta e musica improvvisata? Se guardiamo alla storia della musica colta questa linea di demarcazione è forse stata molto precisa in un ambito storico molto circoscritto e le linee di confine tra questi territori sono sempre stati molto labili. Se poi la domanda ce la poniamo per la musica che oggi viene definita “antica” i confini sono ancora più sfuggenti e incerti. E all’interno della musica antica esiste una forma musicale dove la pratica dell’improvvisazione, o della diminuzione come si sarebbe chiamata al tempo, era largamente praticata: la musica per danza; intendendo in senso molto lato questa accezione e comprendendo dunque forme strumentali o vocali e strumentali che accolgono dalla danza un ritmo e lo sviluppano poi altrimenti.
Attorno a questa zona si muove il progetto presentato e ciò su cui si desidererebbe forse indagare e un poco indugiare sono queste eventuali linee di confine: barriere. Mentre
ciò che qui si vorrebbe promuovere è piuttosto un dialogo, o una serie di dialoghi che si vorrebbero poi interrelazionare tra loro. Strumenti moderni e strumenti antichi, forme musicali antiche e nuove modalità espressive pensate per esse, musica scritta e improvvisazione. E molte altre possibili chiavi di lettura potrebbero aggiungersi a queste enucleate qui sopra. Forse ciò che semplicemente si vuole è questo: aprire un dialogo dove non si possa ancora vederne l’attualità.

Concerti: