Musicisti 2017

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BELLINI ENSEMBLE

Conservatorio di Musica G. Bellini di Palermo

Guillaume Dufay Nuper rosarum flores
(rielaborazione di Giuseppe Urso e Valerio Dainotti)
Josquin Des Prez Fortuna d’un Grand tempo
(rielaborazione di Giuseppe Urso e Sergio Casabianca)
Orlando Di Lasso Io te vorria contar la pena mia
(rielaborazione di Giuseppe Urso)
Giuseppe Urso Zyz

Il Bellini Ensemble presenta un programma di rielaborazioni di musiche antiche di Dufay, Des Prez e Di Lasso più una composizione originale di Giuseppe Urso dal titolo Zyz.
Le musiche scelte sono state arrangiate per un organico che vede la cantante soprano del Dipartimento di Musica Antica condividere i temi di grande ispirazione con il sax tenore e la tromba dell’ospite Alessandro Presti, grande trombettista scelto per la versatilità e per la concezione visionaria del suo suono, sospeso nel tempo, in perfetta sintonia con lo spirito della musica qui rappresentata.
La sezione ritmica, con l’aggiunta della chitarra elettrica sta a richiamare gli echi della modernità e si avvale anche del contrabbasso usato con l’archetto.
Nello specifico, il magnifico mottetto di Dufay è stato composto per la consacrazione della cattedrale di Firenze sotto le istruzioni di Filippo Brunelleschi nel 1436 e basato sul cantus firmus gregoriano nella sua esposizione generale.
Fortuna d’un Grand tempo è una chanson di Des Prez, breve ma molto caratteristica dello stile del compositore fiammingo vissuto a lungo anche in Italia.
La villanella di Di Lasso è stata utilizzata altresì nel primo lavoro discografico di Giuseppe Urso citato prima, per quartetto d’archi, in questa occasione presentata in una nuova versione.
Giuseppe Urso

BRIXIA ENSEMBLE

Conservatorio di Musica L. Marenzio di Brescia

“Brixia Ensemble” sotto la guida del M° Giovanni Falzone ripropone arrangiamenti di brani tratti dalla musica antica di autori italiani e stranieri arrangiati e reinventati in chiave contemporanea. Partendo dalle sonorità originali, attraverso l’utilizzo della viola da gamba, il suono modulerà verso sonorità più vicine ai giorni nostri. La musica jazz ha questa grandissima potenza al suo interno e cioè quella di portare verso il grande mondo della musica creativa qualsiasi genere di musica che ama trasformarsi in qualcosa di diverso per vivere l’attualità in tutte le sue sfaccettature. Fanno parte di questo progetto studenti di grandissima sensibilità capaci di cogliere ogni piccolo gesto e farlo diventare proprio… e un solista ospite, Tino Tracanna, con il quale Falzone ha instaurato un grande rapporto di complicità e intesa condividendo in passato parecchi progetti discografici.

CONSPE JAZZ – EALD OND NIWE DRÉAMCRÆFT

Conservatorio di Musica L. D’Annunzio di Pescara

Il termine “musica antica” descrive un arco di tempo della storia della musica che si può definire come “la musica colta composta in Europa tra il Medioevo e il Rinascimento”. Non è
un periodo storico che ha dei chiari confini d’inizio e di conclusione nei secoli. Tali confini si possono indicare con maggiore precisione quando si discute del periodo Barocco, del
Classico o del Romantico, pur essendo approssimativi e con notevoli sovrapposizioni stilistiche negli anni di transizione tra di essi.
Se col termine “musica antica” si vuole liberamente includere un concetto di musica “delle antichità” e della preistoria, in tutto il mondo, si possono trovare le prime indicazioni dell’esistenza della musica più di 50.000 anni fa. Cinquanta millenni, fino al ventesimo secolo nel quale un ramo dell’evoluzione musicale porta al jazz e tutte le forme musicali che ne derivano.
Nell’osservare l’intero arco temporale dell’esperienza musicale umana, diversi elementi ne collegano l’inizio all’odierno.
Uno di questi elementi è identificabile come gli strumenti musicali utilizzati nei secoli, e in alcuni casi nei millenni. Gli strumenti stessi sono il ponte tra la musica antica (e delle antichità) e il jazz. La scelta della formazione di questo gruppo e il repertorio che esegue sono stati fortemente influenzati da questo pensiero:
– la Tromba, colonna portante del jazz, già presente nell’antico egitto e nell’epoca romana, utilizzata allora per scopi militari;
– il Trombone, altro fiato importantissimo del jazz, sviluppato da ’400, spesso chiamato Sackbut in quell’epoca;
– l’Arpa, poco conosciuta come protagonista del jazz pur avendo personaggi di spicco che l’hanno suonata sin dagli anni ’50, è uno degli strumenti più antichi, risalente al terzo millennio a.C., fu prima suonata dai Sumeri nella Mesopotamia meridionale;
– il Pianoforte, classico strumento armonico della sezione ritmica jazz, di più recente invenzione i cui primi modelli furono perfezionati alla fine del ‘600;
– il Contrabbasso, crea le fondamenta armoniche di quasi ogni gruppo jazz e di tanti ensemble classici (soprattutto nell’orchestra sinfonica), la cui invenzione risale al ‘500;
– il Basso Elettrico, strumento elettrofono molto versatile, discendente novecentesco del contrabbasso, popolarissimo nelle musiche pop e rock, col passare del tempo viene utilizzato
sempre più frequentemente in gruppi jazz;
– la Batteria, fondamentale strumento di percussione della maggior parte dei gruppi jazz, si sviluppa durante la seconda metà dell’800. Discende dalla famiglia di strumenti che furono
prima usati per segnalazioni e raduni.
Mike Applebaum

ENSEMBLE ASPLENIUM VESPERTINUM

Conservatorio di Musica N. Piccinni di Bari

L’Asplenium Vespertinum appartiene alla specie delle Felci, le prime piante terrestri che attraverso il loro sistema di fluidi si sono affrancate totalmente dalla vita acquatica, sviluppandosi in altezza e generando una vegetazione molto fitta. Un ceppo così antico che ha attraversato periodi di evoluzione terrestre partendo dal devoniano e arrivando fino ai giorni nostri. Questo nome, suggerisce di fatto, un progetto musicale che raccogliendo stimoli in una antichità come quella del Rinascimento, intende però intrecciare legami con un pensiero melodico e ritmico molto ampio e che viaggi nel tempo, più indietro così come nella contemporaneità, ma anche nello spazio,  attraverso una polifonia che potrebbe dirsi africana ed ispanica da una parte e balcanico nordica dall’altra.
Naturalmente il necessario collante, a fare in modo che la scrittura e l’orchestrazione dei brani non risulti stucchevolmente eclettica, è dato dal respiro naturale e non accademico con cui gli stessi vengono percorsi e grazie anche agli interventi improvvisativi del nostro ospite, il clarinettista Marco Colonna, come quelli del tutor Roberto Ottaviano e dei suoi studenti Elisabetta Pasquale, Stefano De Vivo e Vito Pesole. La collaborazione preziosissima del “comparto” di musica antica composto da Antonella Parisi, Claudio Mastrangelo e Giuseppe Fabio Armenise, conferisce al suono collettivo quel transfert dalla connotazione fortemente europea che illumina un percorso tutto da riscoprire e rivalutare.

ENSEMBLE DEL CONSERVATORIO DI MUSICA ‘G.B. MARTINI’ DI BOLOGNA

Conservatorio di Musica G.B. Martini di Bologna

Orazio Vecchi
So ben mi c’ha bon tempo, da Selva di varia ricreatione n. 23
Claudio Monteverdi
Zefiro torna e di soavi accenti, SV 251 dagli Scherzi musicali
John Dowland
Flow My Tears, da The Second Book of Songes
Claudio Monteverdi
Damigella tutta bella, SV 235 dagli Scherzi musicali

Esiste una netta linea di demarcazione tra musica scritta e musica improvvisata? Se guardiamo alla storia della musica colta questa linea di demarcazione è forse stata molto precisa in un ambito storico molto circoscritto e le linee di confine tra questi territori sono sempre stati molto labili. Se poi la domanda ce la poniamo per la musica che oggi viene definita “antica” i confini sono ancora più sfuggenti e incerti. E all’interno della musica antica esiste una forma musicale dove la pratica dell’improvvisazione, o della diminuzione come si sarebbe chiamata al tempo, era largamente praticata: la musica per danza; intendendo in senso molto lato questa accezione e comprendendo dunque forme strumentali o vocali e strumentali che accolgono dalla danza un ritmo e lo sviluppano poi altrimenti.
Attorno a questa zona si muove il progetto presentato e ciò su cui si desidererebbe forse indagare e un poco indugiare sono queste eventuali linee di confine: barriere. Mentre
ciò che qui si vorrebbe promuovere è piuttosto un dialogo, o una serie di dialoghi che si vorrebbero poi interrelazionare tra loro. Strumenti moderni e strumenti antichi, forme musicali antiche e nuove modalità espressive pensate per esse, musica scritta e improvvisazione. E molte altre possibili chiavi di lettura potrebbero aggiungersi a queste enucleate qui sopra. Forse ciò che semplicemente si vuole è questo: aprire un dialogo dove non si possa ancora vederne l’attualità.

HOCUS POCUS EXPLAB

Conservatorio di Musica N. Rota di Monopoli

FABULA DI ORFEO

“Fabula di Orfeo” è una suite elettroacustica composta da Gianni Lenoci, Eugenio Colombo e Tiziana Felle, che intende attraversare le opere di Claudio Monteverdi, Angelo Poliziano e Rainer Maria Rilke rileggendo l’eterno mito di Orfeo.
Contemporaneo è colui che riceve in pieno viso il fascio di tenebra che proviene dal suo tempo (Giorgio Agamben)

L’ENSEMBLE CRÉATIF

Conservatorio di Musica S. Giacomantonio di Cosenza

Cosa può unire la musica antica, la musica popolare e il jazz?… L’improvvisazione, pratica che attraversa e supera le barriere storiche tra differenti stili musicali. Un progetto sincretico che unisce le «Musiche», riportandole verso la primaria funzione dei suoni, la pura e semplice comunicazione emozionale, e recupera la bellezza del suono acustico
Nicola Pisani

L.O.C. (Laboratorio OPerosi di Campobasso)

Conservatorio di Musica L. Perosi di Campobasso

L’improvvisazione è in definitiva una tecnica che consente una grande varietà di situazioni espressive e di comunicazione fra musicisti, e non solo. Si richiede talento, cultura, pratica, prontezza, padronanza strumentale.
L’improvvisazione non si improvvisa pertanto, l’input creato da qualche mente ludica, e lucida, dell’ISMEZ ci ha dato l’opportunità di mettere “nel piatto” ingredienti di varie provenienze ed epoche, per confezionare un piatto variegato e… senza tempo, se non quello musicale e quello del lavoro svolto che si è sviluppato attraverso l’ascolto critico e finalizzato all’esecuzione estemporanea e alla ricerca di un “centro sonoro” quale idioma comune di dialogo.
Enzo Nini

LA FOLLIA

Conservatorio di Musica A. Pedrollo di Vicenza

Un atteggiamento che caratterizza gli artisti di ogni periodo storico è la nostalgia del passato, la sensazione di vivere un momento in qualche modo sbiadito rispetto agli splendori dei dorati anni che furono. Naturalmente ciò è dovuto al fatto che, del passato, ci arrivano solo le cose che hanno meritato di essere tramandate, il che alimenta appunto la sensazione di vivere una fase di decadenza, o di stallo creativo (la stessa sensazione che avevano coloro che vivevano nelle epoche da noi mitizzate).
Questo per dire che la scena musicale attuale offre un sacco di possibilità molto interessanti: in particolare il fatto che la divisione tra generi che fino a pochi anni fa apparivano lontani e inconciliabili si va dissolvendo, i muri finalmente si stanno sgretolando… questa nuova situazione comporta dei rischi, il maggiore dei quali è lo scadere in una sorta di musica annacquata nella quale galleggiano elementi superficialmente tratti da tradizioni e scuole diverse. Evitare ciò, come sempre, è una questione di rigore, fantasia e competenza. È molto importante che i giovani musicisti, nel loro percorso formativo, abbiano la possibilità di frequentare mondi musicali diversi e acquisiscano competenze solide ma non troppo settoriali. Il progetto ‘La Follia’ da noi proposto va in questa direzione, sfruttando oltretutto la compatibilità tra jazz e musica antica, non evidente ma certamente forte. Il giovane musicista ‘classico’ imparerà delle cose dal suo collega ‘jazzista’, insegnandogliene delle altre… e tutto ciò contribuirà a far pensare ai musicisti del futuro che la nostra è stata veramente un’epoca d’oro!
Pietro Tonolo

METAFISICA ENSEMBLE

Conservatorio di Musica G. Rossini di Pesaro

La musica composta per questo ensemble è stata scritta come se si trattasse di un gruppo jazz cameristico. La mancanza della batteria rende il tutto più aperto e meno scontato e la presenza di più voci che possono eseguire più linee in contrappunto fa si che il gruppo che assomigli più ad un gruppo da camera che ad un classico combo, pur mantendo la matrice jazz ben presente.
Le composizioni del chitarrista, alcune nate per il film Il mio domani della regista Marina Spada sono il punto di partenza da cui il chitarrista sardo ha colto ispirazione per comporre un repertorio di musiche che avessero caratteristiche affini, una forte componente evocativa e narrativa.
Il nome del progetto, Metafisica per le scimmie, era il titolo originario della sceneggiatura dell’opera cinematografica che Ferra ha voluto riprendere per dare totale sfogo all’ispirazione scaturita da quelle storie e da quel titolo bizzarro.
Melodie articolate su un profilo armonico denso, ricco di sfumature e profondità espressiva, fanno parte di un discorso compositivo ampio e complesso che ha come fine ultimo l’esaltazione della cantabilità. Il brano del periodo barocco è il madrigale Si dolce è il tormento di Claudio Monteverdi.

RJD ENSEMBLE – ROVIGO JAZZ DEPARTEMENT

Conservatorio di Musica F. Venezze di Rovigo

Quest’anno per comporre il gruppo che parteciperà al tour ISMEZ 2017, ho pensato di unire un decano del jazz come Maurizio Gianmarco, musicista e cultore del jazz come pochi in Italia, insieme ad un gruppo di giovani talenti che stanno frequentando i corsi di jazz del Dipartimento di Jazz di Rovigo, più un bravissimo e giovanissimo violoncellista che studia musica antica sempre all’interno dello stesso Conservatorio. Il repertorio, oltre al brano obbligatorio che sarà arrangiato dal chitarrista di questo gruppo, cercherà di unire due mondi solo apparentemente lontani; tutti appartengono a quella ricerca della bellezza che è tipica di tutti i generi musicali e che vede nella intuizione melodica (sia essa scritta o improvvisata) il punto d’incontro ideale.
Stefano Onorati

SILENZI LUTERANI

Conservatorio di Musica Santa Cecilia di Roma

Lutero fu uno straordinario innovatore, comprese che far cantare tutti i fedeli (e non solo pochi eletti, come avveniva nel cattolicesimo) avrebbe favorito la comprensione dei testi, introducendo inoltre il volgare nella liturgia riformata e coinvolgendo maggiormente tutto il popolo. Il canto corale permetteva ai credenti – all’epoca per lo più incolti – di apprendere agevolmente i testi sacri, cantati per la prima volta in tedesco e non più in latino.
Scrisse testi di notevole interesse e compose anche musica, arte che elogiò nell’Encomiom Musices, un estratto del quale è stato inglobato nella mia composizione Silenzi Luterani.
Il titolo del brano evoca le Lettere Luterane di Pier Paolo Pasolini, articoli scritti nel 1975 e pubblicati sul Corriere della Sera, pochi mesi prima della sua tragica scomparsa. Gli scritti stigmatizzavano profeticamente la mutazione antropologica del Paese e i vizi dell’Italia democristiana devastata da conformismo e corruzione: Luterane quindi in quanto anche Pasolini – come Lutero – si scagliava contro i mali della sua epoca: la televisione pervasiva e diseducativa, le collusioni dei potenti, il conformismo dei giovani. … «In attesa di una radicale riforma, sarebbe meglio abolire la scuola dell’obbligo e la televisione: ogni giorno che passa è fatale sia per gli scolari che per i telespettatori». (Lettere Luterane, Garzanti 2009, pag. 194).
Per questo nuovo progetto ho chiamato come ospite uno dei più originali sassofonisti europei, il romano Daniele Tittarelli, con cui ho condiviso il palcoscenico in diverse occasioni, registrando anche un disco per la Parco della Musica records, Seven Sketches in music (MPR 069).
La band è formata dai miei migliori allievi del Conservatorio di Santa Cecilia: quattro voci capitanate da Daniela Troilo, qui in veste anche di arrangiatrice, che evocano in assoluta libertà il colore dei corali Luterani, gravidi di senso del Sacro e di polifonie che squarciano il silenzio, tipico delle cattedrali europee. Completano il gruppo un violino ‘classico’, tra Bach e Arvo Part, e una sezione ritmica più squisitamente jazz, metropolitana, intensa, nervosa.
Le musiche da me composte vengono liberamente interpolate con frammenti melodici scritti da Lutero e testi dello scrittore friulano, in un percorso ondivago tra suoni estremi e silenzi osceni, forse l’unica possibile risposta quando l’indignazione non basta più, quando risulta impossibile il Processo evocato da Pasolini… «occorre un Processo per alto tradimento, disprezzo per i cittadini, distruzione paesaggistica, indegnità, connivenza con la mafia… la pena? Fucilazione, ergastolo, ammenda di una lira (cosa di cui qualsiasi cittadino infine si accontenterebbe)”.
Paolo Damiani