Musicisti 2016

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CIMAROSA ENSEMBLE

Conservatorio di Musica ‘D. Cimarosa’ di Avellino

Il Cimarosa Ensemble propone un repertorio di arie composte da alcuni dei più significativi compositori del Novecento Americano (Barber, Ives, Copland, Bernstein), arrangiate in una forma più vicina al jazz da Gianluigi Giannatempo e riorchestrate per l’occasione dallo stesso e da Andrea Avena per l’Ensemble Cimarosa.
Arie, o forse meglio songs modernissime, nate non nel solito mondo di Tin Pan Alley e Broadway, ma dalla mente di visionari compositori statunitensi provenienti dall’ambito colto.

“Mélodies Passagères”
Arie di compositori americani del Novecento

Charles Ives
The Children’s Hourcon liriche di Henry Wadsworth Longfellow
Songs My Mother Taught Me liriche di Adolf Heyduk,
dalle 114 Songs
Samuel Barber
Puisque Tout Passe dalle Mélodies Passagères su testo di
Rainer Maria Rilke traduzione di Thomas A. Gregg
Leonard Bernstein
Tavouk Gueunksis testo da La Bonne Cuisine n. 3 di Schirmer
Aaron Copland
Nature, The Gentlest Mother da 12 Poems of Emily Dickenson
Vincenzo Tammaro
Di Colore Rosa arrangiamento per voce femminile
e 9 musicisti

ENSEMBLE DEL CONSERVATORIO Niccolò Paganini

Ensemble del Conservatorio ‘N. Paganini’ di Genova

Ancora il jazz non aveva nome quando Charles Ives iniziò a scrivere la sua musica. Isolato dall’establishment culturale statunitense, quasi mai eseguito in vita, nutre la propria opera di quello che trova vicino a sé, inni religiosi, patriottiche marce da banda militare, cascami delle canzoni della frontiera e persino il nascente ragtime. Sperimenta la politonalità e i cambiamenti metrici quando nessuno, nemmeno nell’Europa che si affacciava alla modernità sulle derive del tardoromanticismo, osava spingersi tanto lontano. Trasferitosi a New York dal Connecticut, Ives vivrà facendo l’assicuratore e scrivendo durante il tempo libero. Nello stesso periodo anche Jelly Roll Morton, più giovane di una decina d’anni, viveva nella stessa città e ci diverte immaginare che il visionario compositore abbia potuto ascoltare qualcosa del suo collega arrivato da New Orleans.

Go West!

Charles Ives (dai 114 songs) Song my mother taught me
The cage
At Sea and Resolution
The circus band
Edoardo Siccardi
Mare di tramontana

ENSEMBLE ‘G.B. MARTINI’

Conservatorio di Musica ‘G.B.Martini’ di Bologna

Il presente progetto, e i progetti a questo similari, sono di solito definiti con un termine geografico: musiche di confine.
Ovviamente non si tratta di confini nazionali ma di aree di generi. Questo, ad esempio, risulta evidente in maniera precisa e chiara in un brano come la sesta delle Danze popolari rumene di Bartòk, meno evidente tuttavia in altri brani del programma. Ma, a uno sguardo più profondo dove inizia e dove finisce l’apporto della musica popolare e dove inizia quello della musica colta in un brano appunto come quello citato del musicista ungherese? E proseguendo in questa direzione non ci sorprenderà scoprire in un lied di Schubert, tratto dal Winterreise, cadenze e motivi popolari. Si tratta dunque di lasciar cadere proprio quei confini, che rammentano i confini nazionali e le assurde guerre che in nome di questi sentimenti sono state combattute nel XX secolo, e di vedere invece questi confini da cui siamo partiti come linee inesistenti e poi essere dunque pronti a esplorare zone che altrimenti abbiamo credute conosciute, confondendo forse la notizia con la conoscenza. Dunque non confini, ma linee di cammino, percorsi: caminante, no hay camino, se hace camino al andar.

“Wandering”

Hildegard von Bingen
Columba Aspexit
Stefano Battaglia
Sham-bha-lah
Matteo Malferrari
Blind Song
Franz Schubert
Der Leiermann, da Die Winterreise, D.953
Béla Bartòk, Stefano Battaglia
Maruntel da Danze popolari rumene
(arrangiamento ed elaborazione di Stefano Battaglia)

FLORENCE MUSIC ENSEMBLE

Conservatorio di Musica di ‘L. Cherubini’ di Firenze

Il progetto dell’Ensemble del Conservatorio di Firenze si basa sulle composizioni dell’allieva Lucia Sargenti, su un arrangiameto del brano di Claudio Monteverdi Si Dolce è ‘l Tormento.
Inoltre verranno eseguite delle composizioni del docente Riccardo Fassi. L’organico prevede l’utilizzo della voce di Lucia Sargenti, del clarinettista classico Dusan Mamula, e della sezione ritmica composta da Nicola Demontis, Fabrizio Filesi e Elia Ciuffini. L’ospite della formazione è il formidabile Dario Cecchini, sassofonista e arrangiatore , specialista del sax baritono e noto leader dei “Funk Off”. Vocalità, melodia, interplay e contrasti tra atmosfere differenti, creano un continuo succedersi di eventi, dove l’improvvisazione gioca un ruolo fondamentale.

Musiche originali di
Riccardo Fassi e Lucia Sargenti

GIORDANO JAZZ COLLECTIVE

Conservatorio di Musica ‘U. Giordano’ di Foggia

Il Giordano Jazz Collective nasce all’interno del Dipartimento jazz del Conservatorio di Foggia con sede a Rodi Garganico.
Supervisionato dagli insegnanti Spagnoli, Partipilo, Scannapieco e Tosques, riunisce alcuni tra i migliori allievi del corso di musica jazz ed un allievo del corso di percussioni classiche.
Il collettivo è così formato da Luigi Acquaro al sax e clarinetto, Claudio Romagnolo al vibrafono, Giuseppe Sepalone alla chitarra elettrica, Marco Rendina al pianoforte, Iury Perchinunno al basso elettrico. Docente tutor di questo organico è Gaetano Partipilo al sax alto. Il Giordano Jazz Collective ospiterà per questi concerti il batterista siciliano Enzo Zirilli, attivo in tutta Europa e docente di batteria jazz presso il Conservatorio di Bari.
Il gruppo eseguirà musiche di Rimskij-Korsakov, Puccini, Partipilo, Zirilli; è da segnalare l’esecuzione di un brano scritto per l‘occasione dall’allievo del corso di composizione Francesco Monaco.

Giacomo Puccini Nessun dorma da Turandot
Nikolaj Andreevicˇ Rimskij-Korsakov Stragers in Paradise
Francesco Monaco Prelude and fuck

HOCUS POCUS EXPLAB

Conservatorio di Musica ‘N. Rota’ di Monopoli

Feldman Ghosts è una suite elettroacustica composta da Gianni Lenoci, “fra le categorie di musica e pittura”, che rilegge l’opera del leggendario compositore sperimentale americano Morton Feldman, fondatore dell’espressionismo astratto in musica. Ogni brano della suite, eseguita senza soluzione di continuità con un interludio strumentale composto dalla studentessa del corso di composizione Adriana De Serio dal titolo Morton Feldman’s Sound Shadows, evoca, come in un’immaginaria colonna sonora, atmosfere, personaggi e tranche de vie dell’universo feldmaniano. Da Billie Holiday a John Cage, da Mark Rothko a Frank O’Hara.

FELDMAN GHOSTS
(Music for an Imaginary Movie)
Adriana De Serio Morton Feldman’s Sound Shadows

J.E.M. (JAZZ ENSEMBLE MARTUCCI)

Conservatorio di Musica ‘G. Martucci’ di Salerno

Il Jazz Ensemble Martucci (J.E.M.) propone un repertorio di musica colta suonata in chiave jazz e contemporanea.
Il programma musicale è stato pensato come un’opportunità ideale per mettere in contatto grandi compositori classici con la musica jazz; infatti la reinterpretazione di alcuni capolavori del passato offrirà degli spunti per ricordare figure altrettanto leggendarie della musica afroamericana.
Così ci divertiremo ad accostare ad ogni compositore “serio” un grande del jazz. Metteremo a confronto Cˇajkovskij con Duke Ellington, Dvorˇák e Art Tatum, Chopin con John Kirby e poi con il Gospel, e uniremo Rachmaninov e Miles Davis.
Praticamente proveremo a ripercorre storicamente gli “avvicinamenti” tentati dai jazzisti al repertorio “serio” o eurocolto, in varie fasi della storia della musica afroamericana.
Third Stream a parte, la pratica di fondere questi due linguaggi ha radici antiche, soprattutto negli Stati Uniti, dove già nella seconda metà dell’Ottocento la tradizione dello “Jig-piano” consisteva nel tradurre composizioni classiche del periodo romantico in spericolate versioni sincopate, che addirittura anticipavano di un paio di decenni il Ragtime.
Qualche tempo dopo, anche in Europa, negli anni ’30 del Novecento, il pioniere del “cross-over” (e anticipatore della world music) Django Reinhardt, istintivamente accostava le sonorità di Debussy e Ravel agli accenti sincopati di Armstrong e Sidney Bechet, fondendoli nel proprio stile gitano.
Duke Ellington realizzò un intero album dedicato a Lo Schiaccianoci di Cˇajkovskij, Art Tatum lasciò un capolavoro indelebile in stile stride piano reinterpretando Humoresque di Dvorˇák.
La musica di Fryderyk Chopin permetterà di ricordare la figura del contrabbassista e arrangiatore afroamericano John Kirby, il quale a capo del suo sestetto pre-bop, incise parecchio materiale “colto”. Particolare rilievo sarà dato al compositore polacco, che faremo “flirtare” anche con il Gospel, grazie ad un bellissimo arrangiamento di Lorenzo Campese.
Infine la Rapsodia di Rachmaninov su un tema di Paganini, occasione unica per celebrare in un colpo solo due autori, uno dei quali italiano; il grande pianista e compositore russo, così ammirato da Gershwin, che ne rimase profondamente influenzato (soprattutto per le sue composizioni di jazz sinfonico), sarà riletto in chiave elettrica, con la sezione ritmica che diventerà protagonista, procedendo in perenne assolo, come se si trattasse di Nefertiti di Miles Davis.
Completano il programma il pezzo originale Colours, scritto appositamente per il nostro organico, in occasione di questo concorso, dal compositore multimediale Francesco Gallo e un brano del docente tutor Sandro Deidda, intitolato Madrigale.
Curiosamente i compositori scelti (a parte Paganini) sono tutti dell’Europa orientale, area geografica tradizionalmente ritenuta neutrale nella fase di sviluppo e codifica del linguaggio musicale afroamericano; quasi a sovvertire tale opinione, il repertorio del J.E.M. servirà a ribadire, qualora ce ne fosse bisogno, che il jazz in realtà ha tratto ispirazione dalla musica di tutto il mondo.

Pëtr Il’icˇ Cˇ ajkovskij
Sugar Rum Cherry (Danza della Fata Confetto)
da Lo Schiaccianoci arrangiamento Duke Ellington
Antonín Dvorˇák
Humoresque di versione in piano solo di Art Tatum.
arrangiamento Sandro Deidda
Fryderyk Chopin
Opus 5 arrangiamento John Kirby Sextet
Charlie’s Prelude Preludio in E min op 28 n.4
arrangiamento John Kiry Sextet
Sergej Vasili’e cˇ Rachmaninov
Rhapsody On A Theme Of Paganini op. 43 Var. 18
arrangiamento Sandro Deidda
Sandro Deidda
Madrigale
Fryderyk Chopin
Notturno op.9 n.2 (Gospel) arrangiamento Lorenzo Campese
Francesco Gallo
Colours

REFICE JAZZ ENSEMBLE

Conservatorio di Musica L. Refice di Frosinone

Il titolo del concerto non nasconde la principale fonte di ispirazione della proposta musicale: l’impressionismo francese.
Evocazioni di melodie di compositori come Debussy, Ravel, Satie, verranno liberamente rielaborate in un lavoro di destrutturazione, decontestualizzazione e ri-composizione.
L’obiettivo è creare, in una ambientazione jazzistico contemporanea, uno scenario sonoro conflittuale in cui si contrappongano momenti di impressionismo ed espressionismo musicale; proiettati entrambi nel nostro presente, attraverso un linguaggio che utilizzi anche le risorse offerte dalle nuove tecnologie. Queste ultime, rappresentate dal live electronics, si integreranno ai suoni acustici in un sincretismo musicale che tenta dialogicamente di far convivere echi del passato con lo
sperimentalismo più moderno. Il jazz rappresenta naturalmente il territorio più adatto per cercare una sintesi.
Il coordinatore del dipartimento di jazz, Paolo Tombolesi, e il docente tutor M° Filiberto Palermini, ideatore del progetto, hanno individuato i musicisti che compongono il Refice Jazz Ensemble scegliendoli tra gli studenti più versatili e disponibili verso un linguaggio musicale più aperto, senza barriere.

Impressionando!
Composizioni e arrangiamenti di
Filiberto Palermini e Stefano Ciuffi

ROVIGO ENSEMBLE

Conservatorio di Musica ‘F. Venezze’ di Rovigo

Ciò che verrà presentato dal Rovigo Ensemble, nell’ambito del progetto Ismez 2016, è quello che a me piace chiamare “ponte”, ciò che solo apparentemente separa un musicista di cultura classica dal jazz e viceversa.
Trovo che i due mondi sono separati più spesso da pregiudizi e magari da motivi “temporali”: ma già nel novecento abbiamo visto più volte compositori che si affacciano alle virtù della musica jazz, così come musicisti che studiano melodie, forme ed armonie della tradizione colta. Con gli  arrangiamenti prodotti da me e dall’ospite Roberto Martinelli, oltre alla composizione originale di Nico Dalla Vecchia, tenteremo di attraversare questo ponte in entrambe le direzioni, dal lato più volto all’interpretazione e dal lato dell’improvvisazione, fino ad unire in un solo flusso musicale le melodie e le armonie che abbiamo scelto.
Oltre alla composizione di Dalla Vecchia dal titolo 1958, abbiamo scelto un brano tratto dai pezzi lirici di Grieg che si intitola Ballad ed il famoso tema Casta diva che noi scherzosamente (ma neanche poi così tanto) abbiamo chiamato LHsta diva 2.0 tratto dalla Norma di Bellini. Ho scelto due strumenti secondo me molto rappresentativi dei due mondi, da una parte il violoncello e dall’altra il sax soprano che saranno i due “espositori” melodici e che avranno l’arduo compito di traghettare la musica al centro del “ponte”, eliminando un pò alla volta, le distanze che separano in realtà i due lati dello stesso “fiume”.
Stefano Onorati

Edvard Grieg Ballad op.65
Nico Dalla Vecchia 1958
Vincenzo Bellini LHsta diva 2.0

VARITÈ 7

Conservatorio di Musica ‘Santa Cecilia di Roma’

Questo nuovo progetto di Paolo Damiani ha un’identità precisa in quanto mobile, (ir)reale.
Infatti, andando alla ricerca della verità, ci si allontana presto da ciò che pensiamo di sapere sul reale. La parola sembra impotente e la verità impossibile a dirsi, «[…] la verità non può che dirsi a metà, e il dire a metà rappresenta un puro e semplice fallimento della verità» (Jacques Lacan). Il sapere va dunque inventato, legando l’immaginario al reale, che il neologismo lacaniano varité (variation/verité) racconta magnificamente.
I musicisti cercheranno profonde consonanze o al contrario impreviste distanze, giocando con soffiati e pizzicati, suoni distorti e inquietanti colpi d’arco. Dove la ragione si smarrisce, la musica trova il suo senso, in questo dialogo apparentemente impossibile tra ‘voci’ che si sovrappongono in una mirabile comprensione, in uno scambio fecondo con l’altro da sè che è la sola via, come insegna la musica, per capire a fondo se stessi.
Se ha ragione John Blacking quando sostiene che tutta la musica è musica popolare, allora ogni insieme di suoni potrebbe trasformarsi in Canzone, forma nobile peraltro presente in tutti i generi musicali, come dimostrano Mozart, De André, Gershwin e Luciano Berio. In Varité 7 musiche classiche, leggere e jazz convivono felicemente, dimostrando l’inconsistenza di certe etichette. Le melodie di Mozart, Rodrigo, Gershwin, Corelli e Mussorgky si incontrano con i temi di Damiani e del giovane compositore Stefano Proietti, in un poetico affresco di ‘felici confusioni’ esaltato dalle qualità liriche dei solisti coinvolti, a partire da Rosario Giuliani, oggi certamente tra i più significativi sassofonisti del mondo. Tutto rigorosamente nel segno della leggerezza (la sottrazione di peso di Calvino, la sua ricerca di leggerezza come reazione al peso di vivere) e dell’ironica erranza: ‘errori’ che ti conducono altrove, finalmente.

Paolo Damiani

Joaquín Rodrigo Concierto de aranjuez, adagio
Paolo Damiani – Guelfo Guelfi Come sugli alberi le foglie
Stefano Proietti Let it down
Paolo Damiani E vai via così
In a wisper
Follie (elaborazione da La Follia di Arcangelo Corelli)

VERDI JAZZ ENSEMBLE

Conservatorio di Musica ‘G. Verdi’ di Milano

Il programma si basa sulla rivisitazione, con l’aggiunta di spazi improvvisativi, di alcuni importanti passi d’opera di Giuseppe Verdi e di Gaetano Donizetti. Le opere, oggetto di tali rivisitazioni (realizzate da Oscar Del Barba, docente di pianoforte jazz presso il Conservatorio di Musica di Milano e da Francesco Trocchia, studente di composizione presso il citato Conservatorio) sono Traviata, La forza del destino di Giuseppe Verdi e L’elisir d’amore di Gaetano Donizetti. Le rivisitazioni originali e improvvisazioni “giocano” attorno a questi celebri motivi senza snaturarne l’origine teatrale. Le interpretazioni dell’ensemble pongono queste note musiche sotto una luce inedita, a dimostrazione della loro imperitura potenza comunicativa sfruttando le caratteristiche timbriche degli strumenti e le doti interpretative dei musicisti e soprattutto dello “special guest” Fausto Beccalossi la cui particolarità è quella di unire la voce al suono del suo strumento ottenendo una grande forza espressiva.

Giuseppe Verdi da “La forza del destino – Ouverture”
rivisitazione di Oscar Del Barba
Di Provenza il mar, il suol rivisitazione di Oscar Del Barba
dalla Traviata rivisitazione di Oscar Del Barba
Gaetano Donizetti Drop da L’elisir d’amore
rivisitazione di Francesco Trocchia

YOUNG CONSPE JAZZERS

Conservatorio di Musica ‘L. d’Annunzio’ di Pescara

L’intervento musicale del Young Conspe Jazzers, esclusa la composizione originale dell’allievo del Conservatorio di Pescara, trae il suo repertorio da due particolari periodi storici: il Barocco e la prima metà del XX secolo, quest’ultimo estremamente creativo, provocatorio e rivoluzionario.
L’accostamento del jazz alla musica barocca non è assolutamente una novità, basti pensare alle produzioni discografiche e concertistiche di artisti come gli Swingle Singers e Claude Bolling. Di prassi si aggiunge una sezione ritmica di accompagnamento al brano, senza applicare cambiamenti all’originale, mentre in questo caso ci si è presi una licenza “poetica” nel trattamento delle strutture armoniche delle opere di Händel e Pachelbel.
Nelle musiche di Bartók e Debussy, invece, troviamo già in essere armonie facilmente riconducibili all’ambito jazzistico e la difficoltà principale, in questo caso, è stata trovare un linguaggio ritmico che si sposasse adeguatamente con queste opere.
La composizione di Eduardo Romano è strutturata in tre sezioni che evocano la forma sonata del periodo classico, ma il linguaggio lirico/armonico rende omaggio al “sound americano” dei compositori statunitensi di musica tonale del ‘900.

George Friedrich Händel
Intro – Frammento del coro Alleluja del Messiah
Johann Pachelbel Canone
Bela Bartók
Concerto n. 2 per pianoforte e orchestra II movimento
Eduardo Romano
Before Awakening
Claude Debussy
Nuages I movimento dei Trois Nocturnes per orchestra
George Friedrich Händel
Outro frammento del coro Alleluja del Messiah